EURO-EXIT: IL MOVIMENTO deve dimostrare di avere a cuore il tema del LAVORO…

europastracci

La COSTITUZIONE che andremo a redigere per la nascente REPUBBLICA VENETA dovrà assolutamente ripetere il concetto di PRIORITA’ del LAVORO così come recita l’art.1 della Costituzione Italiana. Dovremo combattere l’assurda ipotesi che vede l’attuale TECNOCRAZIA EUROPEA dirigere con “austerità” la più drammatica ecatombe di posti di lavoro e la più eclatante emorragia di risorse da quel suolo che ha visto primeggiare nel mondo il modello Veneto delle Piccole Medie Imprese. Uscire quindi al più presto dalla moneta unica per non ridurre l’Europa ad un mucchio di stracci e ridare dignità al lavoro e soprattutto sovranità ai popoli!!!

Non sono necessari Referendum Consultivi: la gente ha già capito che non c’é più tempo da perdere…

L’articolo pubblicato l’altro giorno sotto forma di appello sul Corriere della Sera da parte di un nutrito schieramento di accademici evidenzia come la qualità più diffusa sia il MERETRICIO.

.

“Uscire dall euro, tentazione pericolosa”

 

(in Grassetto Rosso l’adeguato commento che non potete non condividere!)
Caro direttore,
più le elezioni europee si avvicinano e più la campagna elettorale viene dirottata sul tema dell’uscita dell’Italia dall’euro
[“dirottata” ? con cosa con i mitra, avete intere paginate del corriere, repubblica e sole24ore e i talk show in TV tutti per voi… ] È giusto chiedere che la politica condotta nell’area dell’euro produca soluzioni più efficienti per l’Italia e per gli altri Stati membri di quelle degli anni passati. Ciò non toglie che uscire dall’euro aggraverebbe i problemi italiani, metterebbe a rischio l’integrità della costruzione europea e impedirebbe di proporre politiche alternative rispetto a quelle attuali.[ cioè per cambiare le politiche di austerità imposte dall’euro bisogna…. mantenere l’euro! .. state facendo dello spirito…]

L’entrata dell’Italia nell’euro non era stata il frutto di sogni astratti di alcuni idealisti o dei complotti di speculatori finanziari. Fu la scelta consapevole del Parlamento italiano per porre fine a due decenni di turbolenze monetarie e di disordine delle finanze pubbliche; la scelta di un Paese fondatore che non voleva essere escluso dal processo di integrazione. Prima dell’unione monetaria, le periodiche svalutazioni del cambio avevano portato l’inflazione in Italia oltre il 20 per cento,
[ l’inflazione era a quei livelli nel 1975! …l’Euro è stato istituito nel 2000, una generazione dopo! Negli anni ’70, quando in Italia era al 20%, l’inflazione in America arrivò al 14% in Corea era al 40% e fu un fenomeno mondiale. State parlando dell’inflazione di metà anni ’70 che razzo centra con l’Euro che arriva 20 anni dopo .. ]
…. senza migliorare durevolmente la competitività…
[ ..da quando c’è l’Euro, la quota di mercato dell’Italia dell’export mondiale è crollata di un terzo rispetto a quando c’era la lira…e molti di voi insegnano all’università ? ]

Deficit di bilancio elevati e crescenti (fino a due cifre) avevano solo fatto aumentare a dismisura il debito pubblico, di cui tuttora paghiamo gli oneri gravosi, senza promuovere una crescita stabile.
[ è dal 1992 che il bilancio dello stato è in attivo, come differenza tra spese e entrate, è in attivo non in passivo! Cosa c’entrano i deficit pubblici con il debito pubblico, di 2 mila miliardi che è dovuto ai 3 mila miliardi di interessi pagati dal 1981 in poi, da quando si è impedito allo stato di finanziarsi con moneta e lo si è obbligato a indebitarsi. Negli anni dell’alta inflazione, gli anni ’70, il debito pubblico invece era la metà di adesso, sul 65% del PIL… ]

I tassi d’interesse erano arrivati a livelli proibitivi per i mutui delle famiglie e il credito alle imprese.

[
I tassi di interesse REALI o NOMINALI ? Al netto dell’inflazione i tassi di interesse erano negativi fino agli anni ’80! quello che contano sono i tassi reali, nell’ultimo anno i tassi reali sul debito pubblico erano del +3%, negli anni ’70 erano -3%, sono più alti di 6 punti percentuali oggi di quando c’era la lira, IN TERMINI REALI, figli di Troika che non siete altro ]

Chi propone l’uscita dall’euro vuole in realtà tornare a quel modo di governare l’economia che la storia ha già condannato come fallimentare.
I vantaggi dell’autonomia monetaria si rivelerebbero illusori. Al fine di contenere brusche fluttuazioni del cambio e di evitare fughe precipitose dei capitali, i responsabili delle politiche economiche italiane sarebbero infatti costretti a inseguire le politiche scelte dalle aree dell’euro e del dollaro.

[ non si capisce nemmeno cosa dicono… “inseguire” cosa ?. Se insegui il Dollaro ad esempio, che tende a svalutarsi verso il marco e l’euro, non hai problemi, non fate finta che dollaro e marco siano la stessa cosa, una è una valuta debole e l’altra forte…Se la Lira fosse agganciata al dollaro andrebbe tutto bene ]

Reintrodurre la lira significherebbe imporre ai cittadini italiani la conversione dei loro risparmi nella nuova moneta, destinata a perdere di valore nei confronti dell’euro. Gli italiani subirebbero dunque una svalutazione dei risparmi. [ No, puoi anche lasciare tutto in euro e limitarti a incassare solo le tasse in lire, in modo da avere una conversione volontaria e graduale da euro a lire… ]

Inoltre, la conversione dall’euro alla lira non potrebbe modificare le condizioni dei prestiti contratti dai residenti italiani nei confronti del resto del mondo [ che sono il 3% del totale, sono il 3%! figli di buona donna ]. La svalutazione della lira determinerebbe quindi un aumento del valore dei debiti verso l’estero degli italiani, ponendo imprese e famiglie di fronte al rischio di insolvenza, con effetti a catena sul resto del sistema economico.
[ Sono solo alcune grandi e medie imprese ad avere debiti esteri, ma hanno anche crediti e fatturato all’estero che in buona parte li compensano… intanto invece il debito pubblico di 2mila miliardi si svaluta del -30% anche lui eh… come mai lo dimenticate ? ]

Il passaggio dall’euro alla lira non risolverebbe i problemi strutturali che da anni attanagliano l’economia italiana: dalla rigidità dei mercati dei beni all’inefficiente utilizzo delle risorse umane; dal basso livello di scolarizzazione e di investimenti in ricerca alla produttività stagnante; dall’eccesso di regolamentazione burocratica che scoraggia gli investimenti produttivi all’arretratezza infrastrutturale; dalla lentezza della giustizia alla mancanza di concorrenza nei servizi locali, fino alla corruzione dilagante.
[ E avere passato 13 anni dentro l’euro invece li ha risolti ? E’ dal 2000 che siamo nell’Euro e l’eccesso di regolamentazione burocratica è arrivato a livelli demenziali grazie alla UE che sforna regolamenti su tutto. Cosa c’entra la lentezza della giustizia con la quantità di moneta che creano le banche centrali ? Ma non vi vergognate ad usare argomenti da comizio di bassa lega ? ]

Sono questi i veri nodi che occorre affrontare per ritornare alla crescita, combattere la disoccupazione, dare un futuro ai giovani. L’euro non ne ha colpa.
Al contrario: l’uscita dall’euro rafforzerebbe la parte meno competitiva del Paese, quella meno aperta all’innovazione e maggiormente arroccata a difesa di privilegi che non hanno più ragione di essere.
[ il Giappone ha svalutato contro euro del -30% nell’ultimo anno e mezzo, la Corea ha reagito alla crisi del 2009 svalutando del -40%, l’Inghilterra da quando esiste l’euro ha svalutato di un -25%….sono dei poveracci… non hanno tecnologia, sono stati ridotti male da queste svalutazioni… invece noi con l’euro forte andiamo da Dio, ma vaff…?]

Sarebbe una fuga all’indietro verso una società più chiusa e introversa che danneggerebbe soprattutto i più giovani e le fasce più deboli della società..
[ i quali quando c’era la lira si laureavano e trovavano lavoro. Ora invece emigrano ]

Ritenere che si possa uscire dall’euro e al contempo rimanere a far parte a pieno titolo dell’Unione è una pura illusione. Da un lato l’Italia verrebbe emarginata e isolata.
[ Come la Svezia, la Svizzera, la Norvegia, l’Ungheria, la Russia….tutti paesi in difficoltà a differenza dell’Italia di oggi vero ?… e come tutti gli altri paesi del mondo, dal sudamerica all’asia che non si sognano di fare alcuna unione monetaria ma si tengono stretta la loro moneta…]

Dall’altro, l’uscita dell’Italia indebolirebbe gravemente l’Europa in una fase storica cruciale in cui ha semmai bisogno di compattezza per far fronte alla nuova instabilità politica che sorge alle sue frontiere. In conclusione, la proposta di uscire dall’euro, come se questa fosse una ricetta magica, non solo è basata su premesse sbagliate, ma distoglie l’attenzione dai reali problemi del Paese e toglie alla politica la responsabilità di fare proposte concrete per risolverli. Impedisce all’Italia di contribuire ai necessari cambiamenti della politica europea per contrastare la deflazione, la disoccupazione di massa e la stagnazione.
[…. che ci hanno portato la BCE e l’Euro… ]
L’Europa, e l’euro, non sono certo costruzioni perfette. Ma si possono migliorare solo partecipandovi a pieno titolo.
[….cosa c’entra l’Europa con l’Euro, la Svizzera non è in Europa ?… ]

firmato da: Lorenzo Bini Smaghi, Franco Bruni, Marcello De Cecco, Jean-Paul Fitoussi, Marcello Messori, Stefano Micossi, Antonio Padoa Schioppa, Fabrizio Saccomanni, Gianni Toniolo Caro


 

E’ finito il tempo della Giustizia ed inizia quello della Vendetta?

 

Annunci

RESISTENZA !!!!!

Immagine

 

Oggi il M5S deve fare appello alla resistenza del popolo italiano. Resistenza non significa necessariamente violenza o qualcosa di simile. Significa, diversamente, la volontà dei cittadini di far sentire la loro voce, la loro protesta. Resistere non significa nient’altro che restituire la sovranità al popolo. Significa rispettare, cioè, quella Costituzione che questo disegno di legge vuole fare a pezzi. Soltanto un grande movimento di massa, pacifico, in difesa della Costituzione, potrà impedire che questo Paese venga distrutto. Al M5S spetta il compito di mettere i cittadini in contatto tra loro, di dare a ciascuno di noi la possibilità concreta di partecipare, di esserci. Noi ci siamo: dobbiamo manifestare, mobilitarci, essere presenti nelle città e nelle piazze per fermare tutto questo.

——————————————————————————–

Vorrei dire qualcosa a proposito del disegno di legge costituzionale n. 1359 sull’istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali, di cui si riprende l’esame in questi giorni. Ci sono tre aspetti su cui è necessario riflettere, e che devono essere considerati attentamente.

1° ASPETTO: IL PROCEDIMENTO

Anzitutto, il procedimento. Bisogna qui fare una premessa generale, ma che credo sia comunque utile. L’ art. 138 della Costituzione prevede, per la revisione costituzionale, una procedura del tutto particolare, incentrata sui poteri del Parlamento. La revisione, si legge all’articolo 138, è adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi ed è approvata a «maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione».

Non è previsto il referendum confermativo se la revisione è approvata con la maggioranza dei due terzi. Se invece la modifica è approvata a maggioranza assoluta, si procede a referendum nel caso in cui lo richiedano o un quinto dei membri dell’una o dell’altra Camera o cinquecentomila elettori, o cinque Consigli regionali. La revisione sottoposta a referendum non è promulgata «se non viene approvata dalla maggioranza dei voti validi». Nel caso di referendum confermativo, a differenza di quello abrogativo, è sufficiente la maggioranza dei voti validi espressi, mentre non è necessario che alla votazione abbia partecipato la maggioranza degli aventi diritto.

Il meccanismo delineato è chiaro: il parlamento modifica la costituzione e il popolo (eventualmente) decide in ultima istanza su tali modifiche. Questo Parlamento, tuttavia, sta violando apertamente questa procedura, sia sotto il profilo formale che sotto quello sostanziale. Parlo anzitutto dell’aspetto formale:

  1. Il Governo ha nominato, in qualità di consulenti esterni, una commissione di 35 «saggi» a cui si sono aggiunti 7 esperti, che avranno il compito di redigere il testo elaborato dai primi. Ora: dove è previsto questo “passaggio” preliminare alla votazione in Assemblea? Da nessuna parte! C’è dell’altro, però…
  2. A questi 35+7 se ne aggiungeranno altri 40, perché dopo che i primi avranno scritto il testo della nuova Costituzione, un comitato di 20 deputati e 20 senatori scelti all’interno delle commissioni Affari costituzionali dovrà valutarlo. Il comitato trasmetterà, a sua volta, il testo definitivo alle Camere. Alle quali non resterà che approvare. O, ancor meglio, semplicemente ratificare un testo già perfezionato ed approvato. Un Parlamento che si limita a ratificare una legge costituzionale scritta, discussa e decisa da altri, siano essi dei “tecnici” o dei commissari, non è esattamente quel Parlamento di cui parla la Costituzione. Senza contare il fatto che in questo modo si azzerano i rapporti tra le maggioranze e le minoranze, modificando così invariabilmente gli equilibri tra le forze politiche del Paese. Quello che mi chiedo, di cui non riesco a capacitarmi, è come professori di diritto costituzionali nominati dal Governo (almeno quelli) non si siano vergognati di accettare un incarico che li chiama a far parte di un procedimento di revisione costituzionale non previsto in alcun modo dal nostro ordinamento.

Passo ora al profilo sostanziale. Vorrei discutere con voi questa domanda: l’art. 138, il procedimento di revisione disciplinato dalla Costituzione, ha senso con questo attuale sistema elettorale? Sembrano due questioni completamente diverse, ma non lo sono affatto. Con il sistema elettorale vigente all’epoca dell’introduzione della Costituzione, ossia un sistema rigidamente proporzionale, non era semplice mutare la Costituzione sulla base dell’art. 138. Conseguire la maggioranza assoluta (e tanto più quella dei due terzi) senza il concorso della minoranza era piuttosto difficile, considerato che il sistema proporzionale fa emergere un Parlamento relativamente frammentato. L’art. 138 era stato pertanto formulato con questo presupposto di fondo: che modificare la Costituzione non era un diritto della maggioranza, ma richiedeva un accordo con le minoranze parlamentari. Con un sistema elettorale come quello attuale, peraltro sospetto di incostituzionalità, le cose cambiano. C’è, oggi, un premio di maggioranza che fa sì che la Costituzione sia nelle mani della maggioranza di Governo e Pdl e Pd-L possano, se trovano tra loro un accordo, cambiare quello che vogliono. Basta che entrambi raggiungano la metà più uno dei voti.

Questa questione venne discussa, in realtà, già nei primi anni Novanta, con la fine del sistema proporzionale e l’introduzione del maggioritario. Allora si discusse, per un certo periodo, la necessità di modificare l’art. 138 Cost. (con un innalzamento delle maggioranze previste, ad esempio) per evitare il rischio che il sistema elettorale maggioritario consegnasse la revisione della Costituzione alla maggioranza parlamentare. Di tutto ciò si è ormai persa la traccia perché per la prima volta nella storia Pdl e Pd-L sono alleati, ed insieme non solo controllano il funzionamento del Parlamento ma hanno la possibilità di modificare a loro piacimento la Costituzione. Non è un caso, del resto, che dei 35+7 nessuno può essere in qualche modo riconducibile all’opposizione presente in Parlamento. Non esistono “saggi” che non facciano parte della maggioranza Pdl – Pd-l.

Dunque, riassumendo, direi:

  • che il presente procedimento di revisione costituzionale è del tutto atipico, non previsto dall’ordinamento e talmente complicato da impedire al Parlamento ogni decisione reale su un testo che gli verrà presentato già discusso ed approvato dai “saggi” e dai commissari Pdl – Pd-l;
  • che, con questa legge elettorale, ogni revisione o modifica della Costituzione verrà facilmente controllata dalla maggioranza parlamentare, senza alcun rispetto dei diritti delle minoranze.

2° ASPETTO: LA LEGGE ELETTORALE

Il secondo aspetto è direttamente connesso con il primo. Nell’art. 2 del disegno di legge (Competenze e lavori del Comitato) viene detto che il Comitato esaminerà i progetti di «legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali». La domanda è la seguente: perché nella revisione costituzionale si discuterà della legge elettorale, che è però una legge ordinaria? Esiste a onor del vero una spiegazione immediata: la legge elettorale dovrà rispecchiare le modifiche costituzionali eventualmente approvate: se per esempio andassimo verso una repubblica presidenziale, dovremmo avere una legge elettorale coerente. Abbiamo comunque, pur sempre, una procedura di revisione costituzionale che al suo interno prevede la modifica di una legge ordinaria come quella elettorale. Credo che l’effetto collaterale sia chiaro a tutti: spostando in modo artificioso la questione della legge elettorale all’interno della «revisione» della Costituzione, si blocca ogni iniziativa di riforma elettorale immediata. In altre parole: i partiti, al momento delle redazione del disegno di legge, non intendevano affatto cambiare subito il Porcellum, perché non ne avevano alcun interesse. Anzi per evitare che il M5S potesse sostenere l’opposizione ad esso in Parlamento, presentando proposte alternative, si è deciso, con un colpo di mano, di obbligare a rinviare ogni discussione sulla legge elettorale al Comitato di revisione della Costituzione. L’episodio della mozione Giacchetti va spiegata in questo contesto. I partiti hanno “bloccato” ogni possibilità di modificare la legge elettorale, che è una legge di livello ordinario, attribuendo un’esclusiva competenza su di essa ad un Comitato incaricato, in realtà, di elaborare progetti di livello costituzionale. Così la questione è risolta: quando si dirà ai partiti che non vogliono cambiare la legge elettorale, loro potranno sempre rispondere che non è colpa loro, perché la materia, ormai, è oggetto di revisione costituzionale, con i tempi dettati dalla Costituzione stessa.

Ora, però, sembrerebbe che con i venti di elezioni anticipate i partiti intendano tornare parlare di legge elettorale. Ed ecco la bella pensata: approvare una piccola legge-ponte. Insomma, non una legge elettorale definitiva ma una provvisoria, destinata nel giro di pochi mesi ad essere rifatta per adeguarla alla nuova Costituzione. Come dire: i partiti non sono stati capaci di fare una legge elettorale in otto anni e adesso ne vogliono fare due in quindici mesi.

3° ASPETTO: IL COLPO DI STATO DEFINITIVO

Sarebbe quasi comico parlarne, se non fosse tragicamente reale. Vorrei che si prestasse ancora attenzione all’articolo 2 del disegno di legge, nella parte in cui si legge che la «revisione costituzione» sarà relativa agli articoli ai titoli della parte seconda della Costituzione «afferenti alle materie della forma di Stato, della forma di Governo e del bicameralismo». Si modificherà la Costituzione, in altri termini, sia nelle disposizioni riguardanti la forma di Governo sia in quelle concernenti la forma di Stato. L’articolo 139 della Costituzione dice, però, chiaramente: «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale». Ora, mi domando: si tratta di un errore materiale, di una svista? O il Governo Letta ha realmente intenzione di modificare la forma di Stato, oltre che quella di Governo? Non saremo più una Repubblica, ma una Monarchia? O forse si intende il passaggio ad una Repubblica federale, e non più «una e indivisibile», come vuole l’art. 5 della Costituzione, anch’esso ritenuto però immodificabile dalla Corte Costituzionale?

Quali che siano le intenzioni del Governo Letta, il mutamento della forma di Stato non costituisce una forma di «revisione» costituzionale, ma l’instaurazione di un nuovo ordine costituzionale nascosto dietro una formale modifica della Costituzione precedente. È il potere costituito che, in modo illegittimo, diviene potere costituente.

http://www.byoblu.com/post/2013/09/06/lultima-disperata-resistenza.aspx

Le Vostre ULTIME … Monetine!

Immagine

Il lancio di monetine su Craxi davanti all’Hotel Raphael è, insieme al filo di bava che cola dall’angolo della bocca di Forlani interrogato da Di Pietro, uno dei simboli dell’ operazione Mani Pulite, una delle operazioni più emblematiche dell’intera storia italiana (che non ne annovera poche). Con tutti i difetti e i limiti che aveva la classe dirigente della Prima Repubblica, essa era comunque una classe dirigente eletta con un sistema proporzionale, che dunque rispondeva dei suoi atti al popolo italiano; nel contesto di Yalta, cercava comunque di conservare un margine di sovranità (e infatti aveva, per esempio, una politica mediterranea rispondente agli interessi nazionali); e disponeva soprattutto di strumenti di politica economica e monetaria. Poi, certo, faceva la cresta sulla spesa: però la spesa la portava a casa. Dopo il lancio delle monetine e la moralizzazione della vita politica nazionale, abbiamo un’Italia: A) più debole; B) più asservita a potenze straniere; C) più corrotta; D) più povera; E) più oligarchica e che dopo aver svenduto, nel corso di Mani Pulite, buona parte delle industrie pubbliche italiane, si prepara adesso, in questa operazione Mani Pulite 2 a svendere anche i restanti “gioielli di famiglia”: ENI, ENEL, Finmeccanica, Ansaldo… Ah, dimenticavo… grazie a Mani Pulite ci siamo pure sorbiti Silvio Berlusconi, il grande statista; abbiamo lanciato la carriera folgorante di Mario Draghi (all’epoca direttore generale del Ministero del Tesoro), il grande economista e abbiamo fondato i vari avatar del PCI, dai Ds al PD all’ala sinistra del PUDE, il grande partito omnicomprensivo: il Partito Unico Dell’ Euro !!!

ATTENTI SINISTRI PIDDINI A COME SPRECATE LE VOSTRE ULTIME MONETINE !!!

LA VERITA’ NON ESISTE

Immagine

Venerdì scorso a Bruxelles, nel corso di una importante riunione della EIB, in Italia BEI (Banca Europea di Investimento) sono state gettate le basi per la gestione del fallimento pilotato delle banche italiane, dato che è stato preso atto che “non esiste nessuna possibilità che possano ormai venir salvate a meno di non essere vendute a banche straniere” scelta che questo governo sta facendo.
Le grandi banche italiane verranno vendute tutte entro qualche mese ai colossi finanziari tedeschi.
Come ha ben spiegato Rino Formica, importante uomo politico della Prima Repubblica, che conosce dall’interno i meccanismi “stanno organizzando una gigantesca rapina dell’intero sistema bancario italiano; e quando si organizza una grande rapina, è chiaro, non lo vengono certo a dire prima”.
Perchè non ce lo hanno detto che cosa ha deciso la BEI per l’Italia?
Perchè non ci hanno spiegato che Enrico Letta a nome della Repubblica Italiana ha firmato a Bruxelles un accordo fortemente penalizzante con clausole capestro che, inevitabilmente, porteranno la svendita dell’intero sistema bancario ai tedeschi in tempi celerissimi?
Perchè la Politica si è sottomessa alla Finanza dopo aver accettato l’abolizione del senso e della verità.
Quindi, dire la Verità, in Italia, non ha Valore e non ha alcun Senso.
Non stanno fornendo i dati reali sulla tragedia economica italiana.
Non stanno dicendo come stanno le cose.
Non stanno presentando la realtà per ciò che essa è.
La Confindustria, la CGIL, la CISL, la UIL non dicono la verità: loro i dati veri li hanno. Si sono trasformati in complici di una grande rapina ai danni dell’intera collettività.
Saccomanni, oggi, 2 luglio 2013, ha dichiarato a un convegno di Confindustria “vedo la luce alla fine della crisi, già al quarto trimestre di quest’anno invertiremo la tendenza, ci sono i primi segnali positivi”.
La frase è identica a quella detta da Mario Monti nell’aprile del 2012 “vedo la luce in fondo al tunnel, i conti sono a posto, il peggio è alle nostre spalle; già al quarto trimestre di quest’anno invertiremo la tendenza, ci sono i primi segnali positivi come risultato del mio decreto salva-Italia”.
La frase è identica a quella detta dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel giugno del 2011 “per fortuna abbiamo messo i conti in sicurezza e il peggio è alle nostre spalle; già al quarto trimestre di quest’anno invertiremo la tendenza, ci sono ampi segnali positivi che la ripresa è iniziata”. Lui ci aveva anche aggiunto: “E nel 2012 l’Italia crescerà di almeno un + 3,5% di pil”. Risultato reale: -3%.

Come è possibile che delle persone, peraltro colte, parlino nello stesso identico modo, usino le stesse identiche parole, che contengono la stessa identica bugia?
Ancora più agghiacciante la seguente domanda: come è possibile che nessuno ricordi questa frase, dato che è sempre la stessa e il senno di poi ha fornito la prova scientifica che si trattava di un FALSO?

Nessun giornalista ricorda (quando li intervistano) queste loro frasi, chiedendo ragguagli in merito. Interrogati, si stupirebbero. Per loro la Verità non esiste.

Compito della cittadinanza oggi consiste nel quotidiano lavoro di restituzione del Valore alla Verità. Quando mi chiedono: “Ma che cosa fa il M5s? Che cosa sta facendo?”, rispondo sempre con la stessa frase: “Penso che stia disperatamente e realisticamente lottando per restituire un Senso alla vita politica e fare in modo che la Verità non sia più un optional bensì uno standard. Noi siamo un paese medioevale regredito: pretendere di sapere la verità e diffonderla è già di per sè un evento rivoluzionario”.

http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07/restituire-il-valore-alla-verita-e-il.html#comment-form