Spread macht frei

eurocrises

– Liberiamoci dallo spread –

« Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo … l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo »

Giordano Bruno

<!–

Bersani va in Europa a dire che proseguirà l’Agenda Monti e come suo 1° atto parla con Monti per vedere se fare un Monti 2 o prendere Monti come Ministro dell’economia

Anche ieri ha ripetuto che l’Agenda Monti è “in gran parte condivisibile”…


Vorremmo che spiegasse chiaro al popolo italiano quale parte dell’Agenda Monti gli piace tanto:
-se l’articolo messo a forza in Costituzione del pareggio del bilancio che impedisce qualunque investimento per lo sviluppo
-o il tentativo di eliminare l’art.18 col chiaro sostegno al sistema Marchionne (manifestata già a inizio mandato) e l’intento di eliminare i diritti dei lavoro, tagliando alla base i sindacati
-o la decisione di annullare lo stato sociale e di proseguire gli orrendi tagli alla Sanità per cui Monti intende toglierle 30 miliardi nei prossimi anni
-o i tagli previsti a scuola e ricerca per cui Monti ha elogiato tanto la Gelmini, mentre aumenta i regali alle scuole private
-o i regali di 3 miliardi al Vaticano e il nuovo regalo in finanziaria per la basilica di san Francesco
-o i non tagli alla Casta
-o i 98 miliardi regalati allo slot machine
-o i 12 miliardi di nuovi caccia per i quali il generale De Paola ha avuto carta bianca
-o il decreto sugli esodati
-o quello sulle pensioni
-o i voti alle 50 fiducie
-o l’intero ammontare dell’Imu sulla prima casa dato per salvare per la seconda volta dal fallimento il Monte dei Paschi di Siena
-o l’aver messo nel suo governo Ministri non proprio puliti e in conflitto di interessi
-o la decisione di riprendere le Grandi Opere inutili come la Tav in Valsusa o il Mose o altre autostrade superflue a Nord
-o la protezione a chi ha portato i fondi neri in Svizzera per cui altri Paesi sono intervenuti duramente già nel giugno scorso recuperando miliardi e solo il nostro dopo 19 mesi ancora aspetta
-o il regalo delle frequenze a mr. B
-o il porcellum
-o l’orrenda legge anticorruzione che salva i potenti, depenalizza i reati o salva con la prescrizione.


Quali di questi orrori è condivisibile?????

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2 thoughts on “Spread macht frei

  1. La vera campagna elettorale, quella per accreditarsi dove si prendono decisioni, la si fa sul Financial Times. Che ha dedicato molto spazio alle elezioni italiane. Segnaliamo questa intervista del Financial Times a Pierluigi Bersani in versione maresciallo Pètain. Quello dei giorni che precedettero la formazione della repubblica collaborazionista di Vichy.

    Cosa dice di grave Bersani? La prima è che è favorevole ad un irrigidimento del fiscal compact, il patto sul bilancio che impegna a tagli di spesa pubblica di decine di miliardi l’anno per un ventennio. La seconda è che impegna l’Italia ad ulteriori politiche di austerità. Fin qui siamo a Monti forse con qualche parola più cruda sull’irrigidimento del fiscal compact. Ma dove Bersani, nel tentativo di accreditarsi in Europa, riesce a superare a destra Mario Monti è sulla questione del commissario unico europeo.

    Si tratta di una figura, già oggetto di trattativa nei precedenti round europei, che avrebbe potere di veto sulla stesura dei singoli bilanci nazionali. Per cui se un paese decidesse di finanziare scuola, sanità, servizi sociali, in autonomia nazionale, questa figura avrebbe potere di bloccare una decisione sovrana.

    Il più convinto artefice di questa proposta, che ha incontrato il favore di Barroso, è il superministro tedesco dell’economia Schauble. Monti, diplomaticamente, nelle settimane scorse aveva fatto scivolar via questa proposta (assieme ad altri paesi). Monti è un uomo di destra, convinto di svendere il paese, ma sa che la cessione di sovranità va sempre saputa trattare con accortezza.

    E cosa ti fa Bersani? Per accreditarsi in Europa si dice pronto ad accettare la proposta Schauble. Al Financial Times Bersani si dice pronto ad accettare la cessione di sovranità. Ovviamente si bada bene dal dirlo all’elettorato italiano. Qui è da considerare una cosa. Esistono due tipi di cessione di sovranità: una, quella con contropartite, fa parte di un processo di integrazione continentale. L’altra, senza contropartite, spiace dirlo ma si chiama resa ad una potenza straniera. Nessun dubbio che Bersani voglia incarnare i panni del nuovo Pétain che, a suo tempo, decise che la resa praticamente senza contropartite alla Germania fosse l’unica strada razionalmente praticabile.

    Leggi: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/9554.html#.UONwqc7FEe0.facebook

  2. aggiornamento sul DEBITO….

    Negli anni Settanta l’antropologo francese Jean-Claude Galey fece una scoperta sconvolgente: sulle montagne dell’Himalaya orientale s’imbatté in una forma di feudalesimo accentrata sul debito perenne, che usava il corpo delle donne quale pegno e pagamento.

    Questa regione – al confine tra Cina, India e Tibet – è da sempre oggetto di rivalità tra le popolazioni che l’abitano. La lotta per il potere si è svolta all’ombra di attività commerciali molto proficue, grazie alle quali è nata una casta di ricche famiglie usuraie. Nei secoli, costoro hanno utilizzato il denaro dato in prestito quale strumento di controllo del territorio e di oppressione della popolazione.

    Letteralmente schiavi del debito sono i cosiddetti «vinti», la casta più povera dei contadini. Questi moderni servi della gleba orientali vivono da secoli in una situazione d’indebitamento perpetuo, che si tramanda di padre in figlio, dal momento che nessuno dei loro antenati è mai stato in grado di ripagarlo. Senza terra, né possibilità di vendere la propria forza lavoro su un libero mercato, i vinti sopravvivono contraendo ulteriori debiti con il signore-usuraio di turno. In cambio del lavoro ricevono abbastanza per sfamarsi, vestirsi e ripararsi dalle intemperie.

    Mentre l’indebitamento perenne è legato alla natura del prestito, e cioè allo strozzinaggio che impedisce che nel tempo si possa ripagarlo, la logica economica di questa schiavitù scaturisce dalla scomparsa del risparmio, non solo come categoria finanziaria, ma anche come attività esistenziale. Nei secoli i vinti hanno metabolizzato il debito al punto da accettarlo quasi come una componente biologica della loro esistenza. Chiedere sempre nuovi prestiti è dunque un atto naturale, simile alla nascita e alla morte, come naturale è l’usura e la realtà perpetua dell’indebitamento. E dato che da sempre l’economia locale ruota tutta intorno a questi principi, nessuno è mai stato in grado di immaginare un mondo diverso. […omissis]

    […omissis]La confluenza dei principi morali con quelli finanziari ha trasformato l’usura in una pratica accettabile, e il debito in un obbligo morale. Mentre per noi occidentali l’idea che il corpo delle donne sia usato nella restituzione di denaro dovuto, anche solo per una notte, è raccapricciante, per le famiglie dei vinti far prostituire le figlie, o vendere i bambini, per ripagare la dote o un prestito diventa una questione d’onore. Le scoperte di Galey, come abbiamo detto, risalgono agli anni Settanta, ma è dalla notte dei tempi che l’usura giustifica pratiche disumane simili.[…omissis]

    […omissis]Dalla Russia bolscevica all’Argentina del 2001 fino all’Ecuador, tutti i Paesi che hanno scelto l’opzione default si sono appellati alla cosiddetta teoria del «debito odioso». Con questa espressione si indica un obbligo finanziario ingiusto, per esempio quello contratto dai governi non a favore della popolazione, ma per interessi di casta o personali. Pochissimi, però, accettano questa posizione; per la maggioranza il concetto di prestito continua a essere legato all’onore.[…omissis]

    […omissis]Ebbene, oggi alcune nazioni europee sono come il corpo delle donne e dei bambini sull’Himalaya o nell’antica Mesopotamia, diventano un pegno nelle mani del mercato finanziario che ne può fare ciò che vuole a causa di un debito contratto dai pater familias, quelli che prendono le decisioni, ovvero i loro governi. Questa mercificazione viene accettata da chi ne è vittima, sulla base di principi non economici ma morali. Come nell’antica Babilonia, il default trasforma chi lo sceglie in Paese-paria, al quale non si deve alcun rispetto, l’equivalente delle donne non velate.
    Il default è dunque un disonore, una macchia indelebile, che fa precipitare la popolazione nella casta più bassa.[…omissis]

    Nei villaggi sul tetto del mondo far prostituire le figlie per pagare i prestiti contratti dai padri e dai nonni rientra nella difesa dell’onore della famiglia. Nell’Europa unita votare un governo che prende ordini dalla Troika, cessare di essere una nazione libera, rientra nella difesa dell’onore di un Paese. È ciò che è successo ai greci nel 2012. E coloro che hanno denunciato che si tratta di usura perché Stati come la Spagna e l’Italia si indebitano per pagare gli interessi del debito e così facendo ne generano altri, sono stati subito messi a tacere. Eppure l’anatocismo, questo il termine con il quale viene definito il calcolo degli interessi sugli interessi, è vietato da molte religioni e costituzioni; ma come vedremo nel corso di questo pamphlet solo le nazioni libere dal debito ormai hanno una voce.[…omissis]

    […omissis]Arriviamo così alla domanda chiave: a queste condizioni serve ancora votare? O forse è opportuno riconquistare la nostra democrazia esercitando la sovranità popolare in modi nuovi, in qualunque modo possibile, anche in Rete, esigendo che il nostro voto conti davvero qualcosa?

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